Tax Democracy

Quanto ti resta davvero delle tue RSU dopo le tasse italiane?

Al vesting paghi l'IRPEF come sullo stipendio, alla vendita il 26% sulla plusvalenza: simula tutto insieme alla tua RAL, gratis e senza registrarti.

RSU e fisco italiano: due momenti, due tasse diverse

Se lavori per una big tech americana, una parte del tuo pacchetto retributivo arriva in restricted stock units. Il problema è che il fisco italiano le tratta in due modi diversi a seconda del momento: al vesting il valore delle azioni è reddito da lavoro dipendente e finisce negli scaglioni IRPEF insieme allo stipendio, mentre quando le vendi l'eventuale guadagno rispetto al valore di vesting è una plusvalenza tassata al 26%. Confondere i due piani porta quasi sempre a calcoli sbagliati, in eccesso o in difetto.

TaxDemocracy ti permette di simulare RAL, vesting, vendite e ritenute estere in un unico calcolo. È una cosa che i calcolatori gratuiti di solito non fanno: o stimano lo stipendio ignorando le RSU, o calcolano il capital gain senza tenere conto che il vesting ha già spostato il tuo scaglione IRPEF. Qui vedi l'effetto combinato, gratis e senza lasciare l'email.

Come simulare le tue RSU in tre passaggi

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Inserimento di RSU nel simulatore: vesting, vendita e ritenute estere
Vesting, vendite e ritenute estere: ogni evento RSU ha i suoi campi.
Risultato del calcolo tasse su RSU insieme allo stipendio
RSU e stipendio nello stesso calcolo, con il credito per le ritenute estere.

Cosa puoi fare con Tax Democracy

Imposte

Qualsiasi sia la tua fonte di reddito, puoi calcolare le imposte e i contributi che dovrai pagare e confrontare tra loro varie opzioni per trovare la migliore per te.

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Al vesting le RSU sono stipendio (e si vede in busta paga)

Per il fisco italiano il momento che conta è la vesting date, cioè quando le azioni diventano effettivamente tue. In quel momento il loro valore è reddito da lavoro dipendente ai sensi dell'art. 51 del TUIR: si somma allo stipendio e paga l'IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43%) più le addizionali regionale e comunale. Per le azioni quotate il valore imponibile è il valore normale, ovvero la media dei prezzi di borsa dei 30 giorni precedenti il vesting (art. 9 TUIR), convertita in euro.

Una buona notizia spesso ignorata: se il piano assegna azioni vere e proprie, su questa parte di reddito non si pagano contributi INPS, perché l'art. 82, comma 24-bis del DL 112/2008 esclude i compensi in azioni dalla base contributiva. Resta però la ritenuta IRPEF, che il datore di lavoro applica in busta paga. Molti piani la coprono con il sell-to-cover: al vesting una parte delle azioni viene venduta automaticamente per pagare le imposte e a te arriva solo il netto. Se il tuo scaglione marginale è il 43%, su 10.000 € di vesting circa 4.500 € se ne vanno tra IRPEF e addizionali prima ancora che tu veda le azioni.

Alla vendita paghi il 26%, ma solo sulla differenza

Quando vendi le azioni, la plusvalenza tassata al 26% è la differenza tra il prezzo di vendita e il valore già tassato al vesting, non il prezzo di carico a zero. È l'art. 68, comma 6 del TUIR a stabilirlo, ed è la regola che evita la doppia tassazione sullo stesso valore.

Un esempio con i numeri. Ti maturano 120 RSU quando l'azione vale 50 $ e il cambio è 0,92: il valore normale è 5.520 €, tassato in busta paga come stipendio. Otto mesi dopo vendi tutto a 58 $ con cambio a 0,90: incassi 6.264 €. La plusvalenza è 6.264 − 5.520 = 744 €, e l'imposta sostitutiva del 26% vale circa 193 €. Se invece vendi sotto il valore di vesting realizzi una minusvalenza, che puoi compensare con altre plusvalenze nei quattro anni successivi.

La plusvalenza va dichiarata nel quadro RT (o T del 730) se il broker è estero, come quasi sempre accade con i piani azionari USA: E*TRADE, Schwab, Fidelity e Morgan Stanley non operano da sostituto d'imposta italiano, quindi il calcolo e il versamento toccano a te.

Ritenute USA, credito d'imposta e quadro RW

Se hai compilato il modulo W-8BEN con il tuo broker (di solito è richiesto all'apertura del conto), gli Stati Uniti non trattengono imposte sulla vendita delle azioni: la plusvalenza è tassata solo in Italia. La ritenuta americana resta invece sui dividendi, al 15% grazie alla convenzione Italia-USA. Su quella parte puoi recuperare il prelievo estero tramite il credito d'imposta dell'art. 165 TUIR, ma solo se dichiari i dividendi a tassazione ordinaria: con l'imposta sostitutiva del 26% il credito non spetta e la ritenuta USA diventa un costo secco.

Capitolo monitoraggio fiscale: le azioni detenute presso un broker estero vanno indicate ogni anno nel quadro RW (oggi quadro W) ai fini del monitoraggio, anche se non hai venduto nulla. Sulle stesse azioni si paga l'IVAFE, il 2 per mille del valore al 31 dicembre: su un portafoglio da 20.000 € sono 40 € l'anno. Dimenticare il quadro RW è l'errore più frequente tra chi riceve RSU, e le sanzioni partono dal 3% del valore non dichiarato per ogni anno.

Domande frequenti

Le RSU vengono tassate due volte?
No, anche se in molti lo temono leggendo la busta paga. Al vesting paghi l'IRPEF sul valore delle azioni come fosse stipendio; alla vendita paghi il 26% solo sulla parte di guadagno maturata dopo il vesting. Il valore già tassato diventa il tuo costo fiscale, quindi non viene colpito una seconda volta. La doppia tassazione vera scatta solo se in dichiarazione usi per errore un costo di carico pari a zero.
Quale cambio euro/dollaro si usa per il calcolo?
Per il vesting di norma ci pensa il datore di lavoro, che converte il valore in euro direttamente in busta paga. Per la vendita devi convertire tu: si usa il cambio del giorno dell'operazione (in pratica il cambio BCE) sia per il prezzo di vendita sia per il valore al vesting. Questo significa che il cambio entra nella plusvalenza: se il dollaro si è rafforzato tra vesting e vendita, una parte del guadagno tassato è puro effetto valuta.
Chi deve compilare il quadro RW?
Chiunque detenga azioni presso un broker estero, ed è il caso tipico dei piani RSU gestiti da E*TRADE, Schwab, Fidelity o Morgan Stanley. L'obbligo scatta dal momento del vesting e vale anche se non vendi e non incassi nulla. Insieme al monitoraggio si paga l'IVAFE, il 2 per mille del valore delle azioni al 31 dicembre. Se ne occupa il tuo commercialista col modello Redditi, oppure il quadro W del 730.
Conviene vendere le azioni subito dopo il vesting?
Fiscalmente la vendita immediata è la scelta più semplice: il prezzo di vendita coincide quasi col valore già tassato in busta paga, quindi la plusvalenza è vicina a zero e il 26% pesa pochissimo. Tenere le azioni non è sbagliato, ma è una scelta di investimento, non fiscale: ti esponi al titolo e al cambio, e aggiungi gli obblighi di quadro RW e IVAFE per ogni anno di detenzione. Per capire l'impatto sul tuo netto, simula le tue RSU nei due scenari.
Come funziona il sell-to-cover e devo dichiarare qualcosa?
Col sell-to-cover il piano vende automaticamente al vesting una parte delle azioni per coprire le ritenute, e a te restano le altre. Quella vendita è a tutti gli effetti una cessione: va dichiarata, anche se la plusvalenza è di solito minima perché avviene allo stesso prezzo del vesting o quasi. Attenzione a non confondere le ritenute coperte dal sell-to-cover (IRPEF italiana in busta paga) con eventuali ritenute estere, che seguono regole diverse.

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