Regime ordinario
Quante tasse paga davvero una partita IVA in regime ordinario?
Su 48.000 € di utile un professionista versa circa 22.000 € tra IRPEF, addizionali e contributi: inserisci ricavi e costi e vedi il totale, la proiezione a 5 anni e il calendario acconti, gratis e senza email.
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Apri il simulatore →Il regime ordinario non si calcola a occhio
Nel regime ordinario (e nel semplificato, che fiscalmente funziona allo stesso modo) le imposte si pagano sull'utile: ricavi meno costi deducibili, meno i contributi previdenziali versati. Su quell'imponibile si applicano gli scaglioni IRPEF, che nel 2026 sono il 23% fino a 28.000 euro, il 33% da 28.000 a 50.000 e il 43% oltre. Poi arrivano le addizionali regionali e comunali, che cambiano da città a città.
La previdenza pesa quanto l'imposta e dipende dalla professione: la gestione separata costa il 26,07%, artigiani e commercianti hanno contributi fissi sul minimale, mentre chi è iscritto a un albo con cassa di categoria (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP, CNPADC, ENPAM) versa alla propria cassa con aliquote e minimi diversi. Il risultato dipende quindi da variabili che si influenzano a vicenda, ed è il motivo per cui le stime fatte a mente sbagliano quasi sempre.
TaxDemocracy fa il conto completo in un minuto, gratis e senza chiederti l'email. Come risultato principale vedi il totale delle tasse (IRPEF, addizionali e contributi) per anno, poi il dettaglio dell'IRPEF scaglione per scaglione, i contributi della tua gestione o cassa, le addizionali del tuo comune e il reddito netto. Il simulatore proietta il conto su cinque anni e costruisce il calendario di saldo e acconti.
Gestioni INPS e casse professionali coperte
Il calcolatore copre le tre gestioni INPS — gestione separata (professionisti senza cassa), artigiani e commercianti — e cinque casse di categoria. Per chi è iscritto a un albo con cassa, la cassa sostituisce la gestione separata: cambiano l'aliquota, il minimo dovuto e il contributo integrativo addebitato in fattura al cliente. I contributi versati restano deducibili dall'imponibile IRPEF in tutti i casi. Altre casse (Geometri/CIPAG, Veterinari/ENPAV, Ragionieri/CNPR) sono in arrivo.
Cassa Forense
Avvocati
Gli avvocati iscritti all'albo versano alla Cassa Forense, non alla gestione separata. Il contributo soggettivo è pari a circa il 17% del reddito professionale, con un minimo soggettivo intorno a 2.790 €, e si aggiunge il contributo integrativo del 4% addebitato in fattura al cliente più un contributo di maternità fisso. In regime ordinario il soggettivo versato è deducibile dall'imponibile IRPEF, quindi riduce l'imposta; l'integrativo, essendo a carico del cliente, non entra nel tuo reddito ma va gestito nelle fatture.
Inarcassa
Ingegneri e Architetti
Ingegneri e architetti liberi professionisti sono iscritti a Inarcassa. Il contributo soggettivo è del 14,5% del reddito professionale, con un minimo soggettivo intorno a 2.800 €, mentre l'integrativo del 4% si addebita in fattura al committente. Rispetto al 26,07% della gestione separata l'aliquota soggettiva è più bassa: in ordinario questo si traduce in contributi deducibili più contenuti, ma anche in un carico previdenziale complessivo minore, da valutare insieme all'IRPEF.
ENPAP
Psicologi
Gli psicologi versano all'ENPAP. Il contributo soggettivo è del 10% del reddito professionale, con un minimo intorno a 856 € e un integrativo del 2% addebitato in fattura al cliente. È l'aliquota soggettiva più leggera tra le casse coperte: in regime ordinario significa contributi deducibili inferiori rispetto alla gestione separata, quindi una base IRPEF leggermente più alta ma un esborso previdenziale nettamente più basso.
CNPADC
Dottori commercialisti
I dottori commercialisti sono iscritti alla CNPADC. Il contributo soggettivo è del 12% del reddito professionale, con un minimo intorno a 3.180 € — il più alto tra le casse coperte — e un integrativo del 4% addebitato in fattura. In ordinario il soggettivo è deducibile dall'imponibile IRPEF; il minimo soggettivo relativamente elevato incide soprattutto nei primi anni o negli anni con reddito basso, quando il contributo dovuto supera quello proporzionale al reddito effettivo.
ENPAM
Medici e odontoiatri
Medici e odontoiatri fanno capo all'ENPAM. Per l'attività libero-professionale rileva la Quota B, con un contributo di circa il 19,5% sul reddito professionale eccedente. La struttura è diversa dalle altre casse: non c'è l'integrativo in fattura, ma l'aliquota sul reddito libero-professionale è più alta. In regime ordinario il contributo versato è deducibile dall'imponibile IRPEF, quindi pur pesando di più abbatte anche la base imponibile.
Come si calcolano le tasse in regime ordinario: un esempio numerico
Il percorso è sempre lo stesso: dai ricavi si tolgono i costi deducibili, dall'utile si tolgono i contributi previdenziali versati, e sul reddito imponibile che resta si applicano gli scaglioni IRPEF più le addizionali. Dal 2022 l'IRAP non esiste più per le persone fisiche, quindi per professionisti e ditte individuali il conto finisce qui.
Prendiamo un professionista in gestione separata con 60.000 euro di ricavi e 12.000 euro di costi deducibili:
- Utile: 60.000 − 12.000 = 48.000 euro
- Contributi INPS (gestione separata, 26,07%): circa 12.514 euro
- Imponibile IRPEF: 48.000 − 12.514 = 35.486 euro
- IRPEF: 23% sui primi 28.000 (6.440 €) + 33% sui restanti 7.486 (2.471 €) = 8.911 euro
- Addizionali regionale e comunale: circa 700 euro, a seconda di dove vivi
Totale tra imposte e contributi: circa 22.100 euro, ovvero il 46% dell'utile. È questa la cifra che il simulatore mostra come primo risultato, prima del dettaglio voce per voce e del reddito netto. Cambiando cassa previdenziale, comune di residenza o struttura dei costi il numero si sposta anche di migliaia di euro: se lo stesso professionista fosse un avvocato in Cassa Forense o uno psicologo in ENPAP, i contributi — e quindi la deduzione e l'IRPEF — cambierebbero sensibilmente.
Gestione separata o cassa professionale: come cambia il conto
In regime ordinario la previdenza incide due volte: è un esborso e, allo stesso tempo, una deduzione dall'imponibile IRPEF. Per questo la gestione a cui appartieni sposta il risultato in modo marcato.
Chi non ha una cassa di categoria versa alla gestione separata il 26,07% del reddito: aliquota alta, ma tutta deducibile, senza minimi. Artigiani e commercianti hanno contributi in parte fissi sul reddito minimale. Chi è iscritto a un albo con cassa (avvocati, ingegneri e architetti, psicologi, commercialisti, medici) versa invece alla propria cassa, con aliquote soggettive più basse — dal 10% dell'ENPAP al 19,5% della Quota B ENPAM — ma con un minimo soggettivo dovuto anche a reddito basso e, nella maggior parte dei casi, un contributo integrativo (2% o 4%) addebitato in fattura al cliente.
Attenzione a non confondere le voci: l'integrativo lo paga il committente, non riduce la tua IRPEF e non è un tuo costo, ma cambia l'importo delle fatture. Il soggettivo, invece, è quello che versi tu ed è deducibile. Il simulatore chiede quale gestione o cassa applichi e calcola contributi, deduzione e IRPEF con i parametri corretti, così il totale riflette la tua reale situazione previdenziale.
Regime semplificato e regime ordinario: stesse tasse, contabilità diversa
Una confusione frequente: "semplificato" e "ordinario" non sono due regimi fiscali con aliquote diverse. Le imposte si calcolano nello stesso identico modo. Cambia la contabilità.
Il regime semplificato è riservato a ditte individuali e società di persone entro 500.000 euro di ricavi per i servizi e 800.000 per le altre attività. Segue il principio di cassa (conta quando incassi e paghi davvero) ed esonera da libro giornale, libro degli inventari e bilancio. La contabilità ordinaria scatta sopra quelle soglie o per scelta, segue il principio di competenza e richiede tutte le scritture contabili.
Per il calcolo delle tasse, quindi, questa pagina vale per entrambi: utile, contributi deducibili, scaglioni IRPEF, addizionali, con la stessa proiezione a cinque anni e lo stesso calendario di saldo e acconti. La scelta tra i due incide sui costi del commercialista e sulla gestione di incassi a cavallo d'anno, non sull'aliquota.
Ordinario o forfettario: quando conviene dedurre i costi veri
Il forfettario applica un'imposta sostitutiva del 15% (5% per le nuove attività) su un reddito calcolato a forfait, ma non permette di dedurre i costi reali né di sfruttare le detrazioni IRPEF. L'ordinario costa di più in aliquote ma deduce tutto analiticamente.
In pratica l'ordinario tende a vincere quando:
- i costi reali superano il coefficiente forfettario: un professionista con coefficiente di redditività al 78% che spende il 35% dei ricavi in costi sta regalando la differenza al fisco;
- hai detrazioni importanti: interessi sul mutuo, spese mediche, figli a carico, ristrutturazioni. Nel forfettario non le usi;
- superi gli 85.000 euro di ricavi, perché a quel punto il forfettario non è più una scelta. Sopra i 100.000 l'uscita è immediata, nell'anno stesso.
Sotto questi casi, il 15% secco del forfettario resta difficile da battere. Ma la convenienza vera dipende dai tuoi numeri: metti i due regimi fianco a fianco con i tuoi ricavi e i tuoi costi sulla pagina del regime forfettario, così la risposta non è una regola generica ma una cifra.
Saldo, acconti e calendario dei pagamenti
In regime ordinario le imposte si versano in due momenti principali dell'anno, e il simulatore ricostruisce le scadenze dal tuo risultato. Entro il 30 giugno si paga il saldo IRPEF (e addizionali) dell'anno precedente insieme al primo acconto per l'anno in corso; entro il 30 novembre si versa il secondo acconto. L'acconto complessivo è pari al 100% dell'imposta dell'anno prima, diviso tra le due rate.
La conseguenza pratica sorprende chi apre partita IVA: nell'anno in cui l'attività cresce, a giugno ci si trova a pagare il saldo dell'anno passato più un acconto calcolato su quel reddito, e a novembre il secondo acconto. Per chi è iscritto alle gestioni artigiani e commercianti si aggiungono le quattro rate fisse dei contributi sul minimale. La proiezione a cinque anni e il calendario servono proprio a vedere in anticipo l'andamento degli esborsi, evitando di trovarsi scoperti alle scadenze.
Domande frequenti
Quante tasse paga una partita IVA in regime ordinario?
Dipende da ricavi, costi, gestione previdenziale e comune di residenza. Per un professionista in gestione separata con 48.000 € di utile il totale tra IRPEF, addizionali e contributi è intorno ai 22.000 €, circa il 46% dell'utile. Con costi più alti, una cassa professionale diversa o un comune con addizionali più basse la cifra scende. Il modo più preciso per saperlo è inserire i tuoi numeri nel simulatore.
Quali sono i principali costi deducibili nel regime ordinario?
Sono deducibili i costi inerenti all'attività: acquisti di beni e servizi, canoni di locazione dell'immobile professionale, utenze, spese per collaboratori e dipendenti, beni strumentali (per quota o ammortamento), spese di formazione e, con i limiti previsti, auto, telefonia e spese di rappresentanza. Deducibili anche i contributi previdenziali versati, che riducono direttamente l'imponibile IRPEF. A differenza del forfettario, qui i costi contano per il valore reale documentato.
Come funzionano saldo e acconti?
Entro il 30 giugno si versa il saldo dell'imposta dell'anno precedente insieme al primo acconto per l'anno in corso; entro il 30 novembre si paga il secondo acconto. L'acconto complessivo è pari al 100% dell'imposta dell'anno prima, ripartito tra le due rate. Lo stesso schema vale per le addizionali dovute a titolo di acconto. Il simulatore costruisce il calendario con le scadenze e gli importi stimati.
Come incidono i contributi di Cassa Forense o Inarcassa nel regime ordinario?
I contributi soggettivi versati alla cassa sono deducibili dall'imponibile IRPEF, quindi riducono l'imposta. La Cassa Forense applica un soggettivo di circa il 17% (minimo intorno a 2.790 €), Inarcassa il 14,5% (minimo intorno a 2.800 €): entrambe più basse del 26,07% della gestione separata, con un contributo integrativo del 4% addebitato in fattura al cliente che non incide sul tuo reddito. Nel simulatore puoi selezionare la tua cassa e vedere l'effetto sul totale.
Che differenza c'è tra regime semplificato e ordinario?
La differenza è contabile, non fiscale: le tasse si calcolano allo stesso modo. Il semplificato è per ditte individuali e società di persone entro 500.000 € di ricavi per i servizi (800.000 per le altre attività), segue il principio di cassa ed esonera da alcune scritture. La contabilità ordinaria scatta sopra quelle soglie o per scelta, segue il principio di competenza e richiede tutte le scritture. L'aliquota è identica.
Quando conviene passare dal forfettario all'ordinario?
Quando i costi reali superano la deduzione forfettaria del coefficiente, quando hai detrazioni consistenti che in forfettario non puoi usare (mutuo, spese mediche, figli a carico, ristrutturazioni) o quando superi gli 85.000 € di ricavi e il forfettario non è più applicabile. In questi casi dedurre i costi veri e sfruttare le detrazioni può risultare più conveniente del 15% fisso. Confronta i due scenari con i tuoi numeri sulla pagina del regime forfettario.
