Tax Democracy

Calcolo stipendio netto 2026

Dal lordo al netto: calcola il tuo stipendio 2026

Inserisci il reddito lordo annuo e il tuo comune: ottieni netto annuo e mensile, con il dettaglio di contributi, IRPEF e addizionali — e i grafici che spiegano come cambia il netto al crescere del lordo.

Inserisci il reddito lordo e il comune per calcolare il netto.

Vuoi il quadro fiscale completo?

Vai oltre il lordo-netto: aggiungi affitti, P.IVA, famiglia e detrazioni nel simulatore.

Apri il simulatore →

Come si passa dal lordo al netto

Il lordo in busta — la RAL, retribuzione annua lorda scritta nel contratto — non è quello che ricevi davvero. Da quella cifra si tolgono prima i contributi previdenziali INPS a tuo carico, poi l'IRPEF nazionale e infine le addizionali regionale e comunale. Quello che resta è il netto.

Non tutto però va in sottrazione: le detrazioni da lavoro dipendente abbassano l'IRPEF dovuta, e per i redditi medio-bassi intervengono il trattamento integrativo e la somma integrativa, due importi versati direttamente in busta paga che possono perfino far superare il netto al lordo. Il calcolatore qui sopra mette insieme tutti questi pezzi sul tuo reddito reale; i tre grafici più in basso raccontano come si comporta il netto a ogni livello di stipendio.

Lordo e netto, raccontati in tre grafici

Abbiamo calcolato lo stipendio netto per ogni livello di lordo, da zero a 160.000€ (lavoratore dipendente, Roma 2026). Ne escono tre storie diverse: quanto cresce il netto, quanta parte del lordo resti davvero in tasca, e quanto vale ogni aumento.

1. Da lordo a netto

La linea viola è il netto; quella tratteggiata è il lordo. Più il reddito sale, più le due linee si allontanano: è il peso crescente di IRPEF e addizionali. A 35.000€ lordi restano 25.637 €, a 50.000€ 31.940 €, a 100.000€ 55.960 €.

Sorpresa (corretta): tra 10.000 € e 11.000 € di lordo il netto supera il lordo. È la zona verde nel grafico. A quei redditi scattano il trattamento integrativo (fino a €1.200/anno) e la somma integrativa (Legge 207/2024): due indennità versate in busta che, per i redditi bassi, valgono più dei contributi trattenuti. Lo Stato, di fatto, integra lo stipendio.

2. Quanto resti in tasca (in %)

Qui c'è la percentuale di lordo che diventa netto. Parte alta e scende man mano che il reddito cresce: è la progressività dell'IRPEF in azione. Da circa 94.7% a 15.000€, si scende al 73.2% a 35.000€ e intorno al 56% a 100.000€. Sopra la linea del 100% (tratteggiata) si entra nella zona in cui il netto supera il lordo. Oltre i 122.000€ la discesa quasi si ferma: la curva si appiattisce intorno al 54.5% (a 160.000€ è ancora 54.1%). È l'effetto del massimale INPS — superato quel tetto i contributi non si versano più — ma la percentuale non risale, perché l'IRPEF al 43% continua comunque a pesare su ogni euro in più.

3. Quanto vale ogni aumento

Per ogni €1.000 di lordo in più, quanti euro netti arrivano davvero in busta? La curva scende a gradini in corrispondenza dei salti di scaglione IRPEF — a 28.000€ (si passa al 33%) e a 50.000€ (si passa al 43%). Intorno a 25.000€ tieni circa 578 € di ogni 1.000€ lordi, a 45.000€ scendi a 486 €, e nello scaglione più alto a circa 479 €. Verso la fine la curva però risale: superato il massimale contributivo INPS (122.295€ nel 2026) non si versano più i contributi del 9,19%, così di ogni 1.000€ di lordo in più resta di più in busta — circa 528 € invece di 479 €.

Gli scaglioni IRPEF 2026

L'IRPEF è l'imposta sul reddito delle persone fisiche ed è progressiva a scaglioni: l'aliquota più alta si applica solo alla parte di reddito che supera ciascuna soglia, non a tutto il reddito. Per il 2026 gli scaglioni sono tre, con la fascia centrale ridotta dal 35% al 33% dalla Legge di Bilancio 2026:

  • 23% sul reddito fino a 28.000€
  • 33% sulla parte da 28.000€ a 50.000€
  • 43% sulla parte oltre 50.000€

Esempio su 35.000€ di imponibile: il 23% si applica ai primi 28.000€ (6.440€), il 33% ai restanti 7.000€ (2.310€), per un'IRPEF lorda di 8.750€ — non il 33% di tutto. Su questa imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni. È per questo che, nel terzo grafico, il netto di ogni 1.000€ di lordo in più scende a gradini proprio a 28.000€ e a 50.000€: lì cambia l'aliquota marginale.

I contributi INPS del lavoratore dipendente

Il dipendente del settore privato versa una quota previdenziale pari di norma al 9,19% della retribuzione (FPLD, Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti); il datore di lavoro versa la quota molto più grande a proprio carico. Questa trattenuta finanzia la tua pensione futura e riduce anche l'imponibile IRPEF: l'IRPEF si calcola sul lordo già al netto dei contributi.

La contribuzione è dovuta fino al massimale annuo di retribuzione pensionabile, pari a 122.295€ per il 2026: sulla parte di reddito che lo supera non si versano contributi IVS. Questo tetto non è fisso: viene rivalutato ogni anno in base all'indice ISTAT dei prezzi al consumo, quindi cresce nel tempo (era 120.607€ nel 2025). Per alcune categorie (settore pubblico, collaboratori in gestione separata) l'aliquota a carico del lavoratore è diversa. Il calcolatore applica l'aliquota del dipendente privato standard.

Addizionale regionale e comunale: perché due città danno netti diversi

Oltre all'IRPEF nazionale, sul reddito gravano due addizionali locali:

  • l'addizionale regionale, fissata da ciascuna regione, in genere tra l'1,23% e il 3,33%;
  • l'addizionale comunale, decisa dal singolo comune, da zero fino allo 0,8%.

Sono la ragione per cui lo stesso lordo dà un netto leggermente diverso da città a città: a parità di stipendio, chi vive in un comune con addizionale alta porta a casa qualche centinaio di euro in meno all'anno. Per questo nel calcolatore chiediamo il comune di residenza: solo così il netto tiene conto delle aliquote davvero applicate nel tuo territorio. Molti comuni prevedono inoltre una soglia di esenzione sotto un certo reddito.

Detrazioni, trattamento integrativo e somma integrativa

L'IRPEF lorda non è quella che paghi: da essa si sottraggono le detrazioni da lavoro dipendente (più alte per i redditi bassi, decrescenti al salire del reddito), che creano di fatto una no-tax area sotto la quale non si versa IRPEF. A queste si aggiungono, per i redditi medio-bassi, due importi erogati in busta paga: il trattamento integrativo (fino a 1.200€ l'anno, l'ex "bonus Renzi") e la somma integrativa introdotta dalla Legge 207/2024 per i redditi complessivi fino a 20.000€. Non sono detrazioni ma vere e proprie integrazioni dello stipendio: è il motivo per cui, nel primo grafico, tra circa 10.000€ e 12.000€ di lordo il netto supera il lordo. È corretto e previsto dalla legge.

Domande frequenti

Perché a volte il netto supera il lordo?
Per i redditi bassi (intorno a 10.000–12.000€) il trattamento integrativo e la somma integrativa, versati direttamente in busta paga, valgono più dei contributi e delle imposte trattenute. È un sostegno previsto dalla legge, non un errore di calcolo.
Lo stipendio netto è su 12 o 13 mensilità?
Il calcolo è annuo; il valore mensile mostrato è su 13 mensilità (includendo la tredicesima), la configurazione più comune nei contratti italiani. Su 12 mensilità l'importo mensile risulterebbe più alto, ma la somma annua è la stessa.
Il comune di residenza cambia davvero il netto?
Sì, attraverso l'addizionale comunale: comuni diversi applicano aliquote diverse, da zero fino allo 0,8%. Insieme all'addizionale regionale, è il motivo per cui lo stesso lordo dà un netto diverso da città a città.
Il calcolo vale anche per i lavoratori autonomi o le partite IVA?
No: questa pagina calcola il netto del lavoro dipendente. Per partite IVA, regime forfettario o ordinario, e per altri redditi, usa il simulatore completo di Tax Democracy.
Cosa rientra nel 'lordo' da inserire?
Va inserita la retribuzione annua lorda (RAL) da contratto, cioè lo stipendio lordo prima di contributi e imposte, comprensivo della tredicesima ed eventuali mensilità aggiuntive fisse.