Imposte
Qualsiasi sia la tua attività, puoi calcolare le imposte che dovrai pagare e confrontare tra loro varie opzioni per trovare la migliore per te.
TaxDemocracy calcola contributi di cassa e imposta (forfettario o IRPEF) in un unico simulatore, con la proiezione dei prossimi 5 anni.
Se sei un ingegnere o un architetto iscritto all'albo con partita IVA, Inarcassa ti chiede tre cose: il contributo soggettivo, pari al 14,5% del reddito professionale netto fino a 145.550 euro; il contributo integrativo, il 4% che addebiti in fattura ai clienti sul volume d'affari; e il contributo di maternità e paternità, una quota fissa di 91 euro. Ciascuno dei primi due ha un minimo che prescinde dal fatturato: nel 2026 sono 2.785 euro di soggettivo e 850 di integrativo. Sommando tutto, l'anno parte da 3.726 euro anche se hai emesso una sola fattura.
Il punto che i calcolatori di contributi ignorano è che Inarcassa non vive da sola: i contributi versati si deducono dal reddito, quindi cambiano l'imposta, che a sua volta dipende dal regime (forfettario al 15% o 5%, oppure IRPEF a scaglioni). E nei primi anni entrano in gioco lo sconto under 35 e la deroga al minimo, che possono più che dimezzare il conto. Qui sotto trovi le regole 2026 con un esempio su 40.000 euro di fatturato; per i tuoi numeri esatti, il simulatore mette insieme imposta e cassa in un colpo solo.
Qualsiasi sia la tua attività, puoi calcolare le imposte che dovrai pagare e confrontare tra loro varie opzioni per trovare la migliore per te.
Che tu sia una gestione INPS Commercianti, Artigiani o Separata, oppure un professionista che versa ad una cassa privata, qui puoi fare tutte le tue simulazioni.
Hai la possibilità di fare proiezioni a quattro anni e visualizzare i relativi flussi finanziari. Così sai quanto dovrai pagare e quando.
Prendiamo un architetto in regime forfettario che fattura 40.000 euro l'anno, iscritto da più di 5 anni (quindi senza agevolazioni giovani). Il coefficiente di redditività per la professione è il 78%, perciò il reddito su cui si calcola il soggettivo è 31.200 euro.
Di tasca tua escono quindi circa 4.615 euro (soggettivo più maternità); l'integrativo transita dal tuo conto ma il costo è del committente. I minimi si versano in due rate di pari importo, 30 giugno e 30 settembre, oppure in sei rate bimestrali. Oltre i 145.550 euro di reddito il soggettivo si ferma: sulla parte eccedente non è dovuto.
Il conto completo include l'imposta: sui 31.200 euro di reddito forfettario, dedotti i 4.615 di contributi versati, restano 26.585 euro imponibili. Al 15% fanno circa 3.988 euro; con l'aliquota startup al 5%, circa 1.329. In totale, tra cassa e fisco, su 40.000 euro fatturati te ne restano in mano tra 31.000 e 34.000 a seconda dell'aliquota.
I minimi sono il vero scoglio dei primi anni: 3.726 euro nel 2026 prescindono dal fatturato. Ci sono però due strade per alleggerirli.
La prima è la deroga al minimo soggettivo: se prevedi un reddito professionale sotto i 19.207 euro, puoi chiedere a Inarcassa (la domanda si presenta online entro fine maggio) di non versare il minimo di 2.785 euro e pagare invece il 14,5% del solo reddito effettivo, a conguaglio l'anno dopo. Con 8.000 euro di reddito verseresti 1.160 euro invece di 2.785. Restano dovuti l'integrativo minimo di 850 euro e i 91 di maternità. Attenzione: l'anno in deroga pesa meno ai fini della pensione, in proporzione a quanto versato, a meno di integrare in seguito.
La seconda è l'agevolazione giovani: chi si iscrive prima dei 35 anni paga, per i primi 5 anni, il soggettivo con aliquota dimezzata al 7,25% e i minimi ridotti a un terzo: 928,33 euro di soggettivo e 283,33 di integrativo nel 2026. Il primo anno di un under 35 parte quindi da circa 1.303 euro, non da 3.726. L'aliquota del 4% in fattura resta invece piena. La riduzione vale solo se il reddito non supera la media degli iscritti (circa 46.300 euro); chi resta iscritto e versa per almeno 25 anni recupera gli anni scontati con una contribuzione figurativa, quindi lo sconto non si paga per forza con una pensione più magra.
Sul forfettario circola un equivoco frequente: la riduzione contributiva del 35% di cui parlano molte guide riguarda solo artigiani e commercianti iscritti all'INPS. Chi è iscritto a Inarcassa non c'entra nulla con quella misura: i contributi di cassa si pagano per intero, forfettario o meno. Il regime resta comunque conveniente per molti ingegneri e architetti, per via dell'aliquota al 15% (5% per i primi 5 anni di attività nuova) e della contabilità ridotta all'osso.
Due dettagli che fanno la differenza in dichiarazione. Primo: il contributo integrativo del 4% addebitato in fattura non concorre né al reddito né al limite di 85.000 euro del forfettario, a differenza della rivalsa INPS 4% dei professionisti senza cassa, che invece è un compenso a tutti gli effetti. Su 40.000 euro di fatturato puoi quindi incassare 41.600 senza erodere il plafond. Secondo: i contributi obbligatori versati nell'anno (soggettivo, maternità ed eventuali minimi integrativi rimasti a tuo carico) si deducono dal reddito forfettario nel quadro LM, prima di calcolare l'imposta sostitutiva. È una deduzione che molti dimenticano e che su 4.600 euro di contributi vale quasi 700 euro di imposta in meno al 15%.
L'incastro tra coefficiente al 78%, deduzione dei contributi e aliquota agevolata rende il calcolo a mano scivoloso. Il simulatore fa i passaggi nell'ordine giusto e ti mostra anche cosa succede quando l'aliquota passa dal 5% al 15%.
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