Regime forfettario 2026: cosa cambia davvero e cosa resta uguale
Nel 2026 il regime forfettario non è quasi cambiato: la Legge di Bilancio tocca una sola regola, la soglia di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente, e per giunta solo prorogandola. Le novità vere stanno altrove: nel doppio codice ATECO del quadro LM e nei contributi INPS. Requisiti, coefficienti, aliquote e adempimenti aggiornati, con le fonti ufficiali.

Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026.
Nel regime forfettario 2026 cambia una cosa sola, ed è una proroga. Le novità che ti riguardano davvero stanno altrove: nel doppio codice ATECO del quadro LM e nei contributi INPS.
Cosa cambia nel regime forfettario 2026 rispetto al 2025?
Una regola sola. La Legge di Bilancio 2026 proroga il limite elevato di 35.000 € di redditi da lavoro dipendente come causa di esclusione. Soglia degli 85.000 €, uscita immediata a 100.000 €, tetto di 20.000 € sulle spese di personale, coefficienti e aliquote 15% e 5% restano quelli del 2025.
| Voce | 2025 | 2026 |
|---|---|---|
| Ricavi o compensi dell'anno precedente | 85.000 € | 85.000 € |
| Uscita immediata dal regime | oltre 100.000 € | oltre 100.000 € |
| Spese per personale e collaboratori | 20.000 € lordi | 20.000 € lordi |
| Redditi da lavoro dipendente (causa di esclusione) | 35.000 € | 35.000 €, prorogata |
| Imposta sostitutiva | 15% e 5% | 15% e 5% |
| Coefficienti di redditività | allegato 4, base ATECO 2007 | invariati, ancora ATECO 2007 |
| Minimale INPS artigiani e commercianti | — | 18.808,00 € |
| Gestione separata, professionisti senza cassa | — | 26,07% |
| Riduzione 50% neo-iscritti artigiani e commercianti | sì, per gli iscritti 2025 | non risulta prorogata nel 2026 |
La modifica è una riga: l'art. 1, comma 27 della legge 30 dicembre 2025, n. 199 sostituisce «l'anno 2025» con «gli anni 2025 e 2026». Nient'altro tocca il regime: nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale la parola «forfetario» non compare mai.
Da non confondere: la stessa legge ha portato a 300.000 € l'imposta forfettaria dei neo-residenti (art. 24-bis del TUIR), un regime del tutto diverso.
Chi può accedere al regime forfettario nel 2026?
Servono tre condizioni, tutte misurate sull'anno precedente, e l'assenza di sei cause di esclusione. Le condizioni stanno nel comma 54 della legge 190/2014: ricavi o compensi entro 85.000 €, spese per personale entro 20.000 € lordi, redditi da lavoro dipendente entro la soglia del comma 57.
| Requisito | Valore per il 2026 |
|---|---|
| Ricavi o compensi percepiti nel 2025 | fino a 85.000 €, ragguagliati ad anno se l'attività è iniziata in corso d'anno |
| Spese per lavoro dipendente, accessorio e collaboratori nel 2025 | fino a 20.000 € lordi |
| Più attività con ATECO diversi | si sommano: il tetto vale sul totale |
Le sei cause di esclusione stanno nel comma 57: ne basta una.
| Lettera | Chi resta fuori |
|---|---|
| a) | chi usa regimi speciali IVA o altri regimi forfetari di determinazione del reddito |
| b) | i non residenti, salvo residenti UE o SEE con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia |
| c) | chi cede in via prevalente fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi |
| d) | chi partecipa a società di persone, associazioni o imprese familiari, o controlla una S.r.l. con attività riconducibile |
| d-bis) | chi fattura in prevalenza al datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti, salvo praticantato |
| d-ter) | chi nell'anno precedente ha percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati oltre soglia |
Sulle lettere d) e d-bis) l'Agenzia delle Entrate rimanda alla propria prassi (circolari 9/E del 2019 e 32/E del 2023, risoluzione 7 del 2020), da cui arrivano due date: la partecipazione in una società di persone va rimossa entro la fine dell'anno precedente, mentre per la S.r.l. la riconducibilità si verifica nell'anno in cui applichi il regime e ti fa uscire dall'anno dopo.
Un lavoratore dipendente può aprire la partita IVA forfettaria?
Sì, se nel 2025 i suoi redditi da lavoro dipendente e assimilati non hanno superato 35.000 €. Il controllo guarda sempre all'anno precedente, mai a quello in corso. E non si applica affatto se il rapporto di lavoro è cessato, a due condizioni fissate dall'Agenzia delle Entrate.
La soglia della norma base è 30.000 €. I 35.000 € sono una deroga scritta per due anni: la Legge di Bilancio 2025 l'aveva prevista per il solo 2025, poi la legge 199/2025 ha esteso la formula a «gli anni 2025 e 2026». Salvo nuova proroga, dal 2027 il limite torna a 30.000 €: se pianifichi a due o tre anni, tienine conto.
La scheda ufficiale dell'Agenzia, aggiornata al 21 luglio 2026, precisa il caso della cessazione: la soglia è irrilevante se nell'anno precedente il rapporto di lavoro è finito, sempre che in quello stesso anno non siano arrivati un reddito di pensione o un reddito da un altro rapporto. Il riferimento è il reddito imponibile: parti dal tuo stipendio netto da dipendente.
Occhio al secondo vincolo: se la nuova attività fattura in prevalenza al datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti, la lettera d-bis) esclude il regime anche sotto i 35.000 €.
Come si determina il reddito imponibile in regime forfettario?
Si prendono ricavi e compensi incassati nell'anno e si applica un coefficiente di redditività fisso, stabilito dall'allegato 4 della legge 190/2014 in base al gruppo di settore dell'attività. Dal risultato si deducono i soli contributi previdenziali obbligatori. I costi effettivi non entrano mai nel conto.
| Gruppo di settore | Coefficiente |
|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 40% |
| Commercio all'ingrosso e al dettaglio | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% |
| Intermediari del commercio | 62% |
| Servizi di alloggio e di ristorazione | 40% |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | 78% |
| Altre attività economiche | 67% |
Fonte: allegato 4 alla legge 190/2014, riprodotto a p. 44 delle istruzioni al modello Redditi PF 2026.

Qui c'è il passaggio più insidioso dell'anno. Dal 1° aprile 2025 è operativa la classificazione ATECO 2025, ma i coefficienti non sono stati riscritti su di essa: l'art. 1 del D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81 stabilisce che, fino all'approvazione dei nuovi, il coefficiente resta quello «individuato sulla base del codice corrispondente all'attività esercitata secondo la classificazione ATECO 2007».
Nella dichiarazione di quest'anno convivono quindi due codici per la stessa attività: le istruzioni al modello Redditi PF 2026 chiedono l'ATECO 2025 nel rigo LM21, colonna 4, e l'ATECO 2007 nel rigo LM22, colonna 1. Chi ha aperto la partita IVA nel 2025 o nel 2026 conosce solo il codice nuovo, e il vecchio va recuperato: è quello che determina la percentuale su cui pagherai.
Se non sai in quale gruppo cade la tua, trova il codice ATECO della tua attività. Per i numeri sul tuo caso, calcola le tasse del regime forfettario.
Come funziona l'imposta sostitutiva del 15% e del 5%?
L'imposta sostitutiva è un'unica imposta del 15% sul reddito imponibile, che prende il posto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), delle addizionali regionale e comunale e dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). Scende al 5% per l'anno di inizio dell'attività e i quattro successivi, cinque periodi d'imposta in tutto, ma solo se ricorrono tre condizioni del comma 65.
- Nessuna attività nei tre anni precedenti, nemmeno in forma associata o familiare.
- Nessuna mera prosecuzione di un'attività già svolta come dipendente o autonomo. È il trabocchetto più frequente: il grafico che apre la partita IVA per continuare a fare grafica per lo stesso mercato ricade qui. Eccezione: il praticantato obbligatorio.
- Se rilevi l'attività di un altro, i suoi ricavi dell'anno precedente non devono superare 85.000 €.
Esempio, in un caso pulito. Una professionista senza cassa incassa 30.000 € di compensi nel 2026, con coefficiente 78%. Il reddito è 23.400,00 €. I contributi alla Gestione separata dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), al 26,07%, valgono 6.100,38 € e si deducono: l'imponibile scende a 17.299,62 €. Con l'aliquota del 15% l'imposta è 2.594,94 € e le restano 21.304,68 €; con l'aliquota del 5% l'imposta è 864,98 € e le restano 23.034,64 €.

L'esempio semplifica un punto, e conviene dirlo: tratta i contributi dovuti sul reddito dell'anno come se fossero dedotti nello stesso anno. Nella realtà vale il principio di cassa, quindi si deducono i contributi effettivamente versati. È l'ipotesi di un'attività a regime, non del primo anno.
Quanti contributi INPS si pagano nel 2026?
Dipende dalla gestione, e la differenza è grossa. Artigiani e commercianti versano un contributo minimo, dovuto anche con fatturato basso. I professionisti senza cassa, iscritti alla Gestione separata, versano una percentuale sul reddito effettivo e non hanno alcun minimo. Chi ha una cassa professionale segue le regole della propria.
| Gestione | Aliquota 2026 | Contributo minimo annuo | Massimale |
|---|---|---|---|
| Artigiani | 24% fino a 56.224 €, 25% oltre | 4.521,36 € (376,78 €/mese) | 93.707 € o 122.295 € |
| Commercianti | 24,48% fino a 56.224 €, 25,48% oltre | 4.611,64 € (384,31 €/mese) | 93.707 € o 122.295 € |
| Gestione separata, senza altra copertura | 26,07% | nessuno | 122.295 € |
| Gestione separata, pensionati o già assicurati | 24% | nessuno | 122.295 € |
Massimale più basso per chi ha anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Fonti: INPS circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 e circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.
Il minimale sorprende chi apre un'attività artigiana o commerciale: il reddito minimo 2026 è 18.808,00 €, e il contributo si paga su quello anche con incassi molto più bassi. In Gestione separata, con reddito zero si versa zero. Il calcolatore dei contributi INPS per la partita IVA confronta le due ipotesi.
Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere il regime contributivo agevolato, che vale il 35% in meno sul contributo dovuto. È facoltativo e si attiva su domanda: chi ne beneficiava nel 2025 resta dentro senza fare nulla, chi ha iniziato nel 2025 doveva aderire entro il 28 febbraio 2026 (termine perentorio), chi apre nel 2026 comunica la scelta subito dopo l'iscrizione. La rinuncia è definitiva. Le rate fisse sul minimale scadono il 18 maggio, 20 agosto, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027.
Un dato in negativo. La riduzione del 50% della sola aliquota IVS per 36 mesi, riconosciuta a chi si è iscritto per la prima volta a una gestione autonoma nel 2025, non risulta prorogata per chi apre nel 2026: la legge 199/2025 non la richiama e la circolare INPS 14/2026 continua a riservarla agli iscritti 2025. Chi l'ha ottenuta la mantiene fino ai 36 mesi. Per imposta e contributi insieme, calcola le tasse del regime forfettario.
Cosa succede se si superano 85.000 o 100.000 euro?
Cambia tutto a seconda della cifra. Fino a 100.000 € l'effetto è differito: resti in forfettario per l'intero anno in cui hai sforato e passi al regime ordinario da quello successivo. Oltre 100.000 € l'uscita è immediata, con obbligo di IVA dall'operazione che ha superato il limite.
| Ricavi o compensi incassati nell'anno | Quando esci | Cosa comporta |
|---|---|---|
| tra 85.001 € e 100.000 € | dall'anno successivo | l'anno in corso resta forfettario; l'ordinario parte dal 1° gennaio |
| oltre 100.000 € | dall'anno stesso | IVA dovuta dall'operazione che supera il limite; reddito dell'intero anno in modalità ordinaria |
Il punto che costa di più è nella seconda riga. Le istruzioni al modello Redditi PF 2026, richiamando la circolare 32/E del 2023, precisano che chi decade in corso d'anno determina il reddito con le modalità ordinarie per l'intero periodo d'imposta: vanno ricostruiti costi e ricavi anche dei mesi in cui ti credevi forfettario. L'uscita differita vale per tutti gli altri requisiti: sfori i 20.000 € di spese per personale nel 2026, esci dal 2027.
Cosa si può scaricare in regime forfettario?
Solo i contributi previdenziali obbligatori. Il comma 64 non ammette altre deduzioni, perché i costi sono già considerati dal coefficiente. Le detrazioni IRPEF non trovano capienza: senza altri redditi non esiste un'imposta IRPEF lorda da cui sottrarle. L'eccedenza di contributi resta deducibile dal reddito complessivo.
Interessi del mutuo, spese mediche, ristrutturazioni: sono detrazioni che si sottraggono dall'imposta IRPEF, e sul reddito forfettario di IRPEF non ce n'è. Con un reddito da lavoro dipendente o da pensione continuano a funzionare su quello, secondo gli scaglioni e detrazioni IRPEF ordinari.
C'è però un'asimmetria, scritta nel comma 75: quando una norma guarda a requisiti di reddito per riconoscere deduzioni, detrazioni o benefici «anche di natura non tributaria», del reddito forfettario si tiene comunque conto. Non lo usi per detrarre, ma te lo contano quando si verifica il diritto a un'agevolazione, dall'assegno unico 2026 in giù.
Quali adempimenti e scadenze ha un forfettario nel 2026?
Devi emettere fattura elettronica, applicare il bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 € e compilare il quadro LM in dichiarazione. Non liquidi l'IVA e non tieni scritture contabili. Gli acconti seguono una regola specifica dei forfettari: due rate di pari importo, non il 40/60 valido per gli altri contribuenti.
La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 1° gennaio 2024, dopo la prima fase partita nel luglio 2022 per chi superava i 25.000 € di ricavi (D.L. 36/2022, art. 18).
Il bollo vale 2,00 € per fattura quando la somma degli importi non assoggettati a IVA supera 77,47 €. Lo fanno scattare i codici natura N2.1, N2.2, N3.5, N3.6 e N4, e si versa per trimestre con F24.
| Trimestre 2026 | Scadenza | Differimento |
|---|---|---|
| 1° trimestre | 31 maggio | sotto 5.000 €, entro il 30 settembre |
| 2° trimestre | 30 settembre | 1° e 2° trimestre sotto 5.000 €, entro il 30 novembre |
| 3° trimestre | 30 novembre | — |
| 4° trimestre | 28 febbraio 2027 | — |
Fonte: guida dell'Agenzia sull'imposta di bollo, giugno 2026.
Saldo dell'anno precedente e prima rata di acconto si versano entro il 30 giugno, o nei 30 giorni successivi con una maggiorazione dello 0,40%; la seconda rata scade il 30 novembre. Per forfettari e soggetti ISA l'acconto va in due rate di pari importo, e sotto i 206 € totali si versa una volta sola («Come si paga l'Irpef»).
Sul fronte IVA sei esonerato dal versamento e dagli altri obblighi del DPR 633/1972, salvo numerazione e conservazione delle fatture d'acquisto. Sugli acquisti in reverse charge, anche intracomunitari, l'IVA si versa entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare, senza detrazione. I tuoi compensi, dal lato opposto, non subiscono ritenuta d'acconto.
In dichiarazione compili il quadro LM, sezione II, del modello Redditi PF. Chi fattura solo in formato elettronico ha un anno in meno di termine per l'accertamento.
Uno straniero o un non residente può usare il regime forfettario?
La cittadinanza non conta: la norma parla di residenza fiscale e non la nomina mai. Chi è fiscalmente residente in Italia accede alle stesse condizioni di chiunque altro. Chi risiede in un altro Stato UE o SEE può accedere solo producendo in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.
La regola sta nella lettera b) del comma 57: i non residenti sono esclusi, con l'unica apertura per chi risiede in uno Stato UE o SEE che assicuri un adeguato scambio di informazioni, purché i redditi prodotti in Italia siano «almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto». La franchigia IVA transfrontaliera citata nella stessa lettera è un'altra cosa: riguarda solo l'IVA.
Sul rapporto con il regime degli impatriati serve una precisazione onesta. Nella circolare n. 33/E del 2020, paragrafo 7.11 l'Agenzia ha scritto che chi rientra in Italia applicando il forfettario non può avvalersi anche del regime impatriati, «in quanto i redditi prodotti in regime forfetario non partecipano alla formazione del reddito complessivo»: si sceglie l'uno uscendo dall'altro.
Quel chiarimento riguarda testualmente il vecchio regime impatriati. Il nuovo, dal 2024, funziona allo stesso modo: fa concorrere al reddito complessivo solo il 50% dei redditi di lavoro autonomo entro 600.000 € l'anno, e se il reddito forfettario a quel complessivo non concorre affatto non c'è nulla da abbattere. È una conclusione che discende dal meccanismo, non una presa di posizione dell'Agenzia sul nuovo regime: se è il tuo caso portalo a un commercialista, partendo dal rientro dei cervelli.
Quando il regime forfettario non conviene?
Quando i costi reali superano la quota che il coefficiente ti riconosce, quando le detrazioni IRPEF che perdi valgono più del risparmio d'imposta, e quando il contributo minimo di artigiani e commercianti pesa su un fatturato piccolo. Sono tre meccanismi che si verificano sui numeri, uno per volta.
Il primo è aritmetico: il coefficiente riconosce una percentuale di costi decisa in anticipo, il 22% per i professionisti al 78% e il 14% per l'edilizia all'86%. Se i tuoi costi reali sono più alti paghi su un reddito che non hai prodotto, e le tasse in regime ordinario diventano il termine di paragone.
Il secondo è il combinato dei commi 64 e 75: non deduci nulla oltre ai contributi e non usi le detrazioni IRPEF, ma quel reddito ti viene conteggiato lo stesso quando una norma verifica requisiti reddituali.
Il terzo riguarda solo artigiani e commercianti: il contributo sul minimale, tra 4.521,36 € e 4.611,64 € l'anno, su 10.000 € di ricavi pesa quasi la metà.
Domande frequenti sul regime forfettario 2026
Il limite di 85.000 euro è confermato nel 2026? Sì. La soglia di ricavi o compensi dell'anno precedente resta 85.000 €, ragguagliata ad anno per chi ha iniziato in corso d'anno. La Legge di Bilancio 2026 non l'ha toccata: l'unica modifica riguarda il limite sui redditi da lavoro dipendente.
Nel regime forfettario si paga l'IRAP? No, e non per un'esenzione dedicata. Il comma 64 stabilisce che l'imposta sostitutiva prende il posto dell'imposta sui redditi, delle addizionali regionale e comunale e dell'imposta regionale sulle attività produttive. L'IRAP è già dentro quel 15% o 5%.
I forfettari devono emettere fattura elettronica nel 2026? Sì, senza eccezioni: l'obbligo si è esteso a tutti dal 1° gennaio 2024. Sulle fatture con importi non assoggettati a IVA sopra 77,47 € si aggiunge il bollo da 2 €.
Posso fatturare a clienti esteri in regime forfettario? La norma non pone limiti alla residenza dei clienti: conta solo il totale di ricavi e compensi. Sugli acquisti da fornitori esteri scatta però il reverse charge, con versamento dell'IVA entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre.
Posso assumere dipendenti in regime forfettario? Sì, ma con un tetto stretto: le spese per lavoro dipendente, accessorio e collaboratori non devono superare 20.000 € lordi nell'anno, altrimenti esci dal regime dall'anno successivo. In quel caso operi le ritenute sui redditi di lavoro dipendente.
Posso passare dal regime ordinario al forfettario? La legge non impone un periodo minimo di permanenza nell'ordinario: se nell'anno precedente rispetti i requisiti del comma 54 e non ricadi in nessuna causa del comma 57, puoi applicare il forfettario. Gli effetti sull'IVA già detratta vanno verificati con un professionista.
Posso stare in forfettario se controllo una S.r.l.? Dipende da cosa fa la società. La lettera d) del comma 57 esclude chi controlla, direttamente o indirettamente, una S.r.l. con attività riconducibili alla propria. La riconducibilità si verifica nell'anno in cui applichi il regime e, se c'è, ti fa uscire dall'anno dopo.
Cosa succede dopo 5 anni di aliquota al 5%? L'aliquota sale al 15% dal sesto periodo d'imposta, e basta. Il regime non finisce e non va rinnovato: continui ad applicarlo finché rispetti i requisiti dei commi 54 e 57. I cinque anni si contano dall'inizio dell'attività.
Nel regime forfettario 2026 requisiti, coefficienti e aliquote sono gli stessi del 2025: l'unica modifica è la proroga del limite di 35.000 € per chi ha redditi da lavoro dipendente. Le due cose da controllare due volte sono il doppio codice ATECO nel quadro LM e la scelta contributiva in INPS.
Le cifre di questa pagina vengono dai testi di legge, dalle istruzioni dell'Agenzia delle Entrate e dalle circolari INPS 2026: sono informazione generale, non consulenza sul tuo caso. Prima di aprire o cambiare regime, parlane con un commercialista o con un CAF.
Per vedere i numeri sulla tua situazione, calcola le tasse del regime forfettario.
